venerdì 26 agosto 2011

L'ospite del binacospino

Di tanto in tanto quel pallone ad elio tornava ad arenarsi tra i rami, questa volta del biancospino.
Era probabile fosse una scelta quella del biancospino, di accogliere l'ospite insolito. Non che avessero tanto da raccontarsi ma entrambi avevano lo stesso forte desiderio di guardare dall'alto e di ascoltare solo il bisbiglio del vento, null'altro.
Un buongiorno alla stagione dell'ascolto lo avevano augurato insieme e, del resto, non c'era altro da fare che inebriarsi del silenzio, almeno per ora.




venerdì 14 gennaio 2011

Singhiozzo

Un po' come perdere il controllo nel nanosecondo in cui il singhiozzo comincia e finisce.
Proprio nel mezzo intendo. Hip..
L'attimo in cui sovviene e va. E chiudi gli occhi quando è nel mezzo tra il venire e l'andare.
Alla fine si ritorna intatti.

sabato 30 ottobre 2010

Ancora colore sui muri.

E già, non si finisce mai di scoprire nuove tonalità di colore!
E' il turno del verde, quasi blu, quasi viola, quasi rosso, quasi quasi arancione. E siccome non si finisce mai di sognare e di capire che quel sogno può essere solo un piccolo gioco di colori su una tela meravigliosamente luminosa del tutto reale, provo  a credere che un giorno la mia casa possa avere una stanza totalmente bianca e vuota tanto da poter dipingere i muri con le mie mani.
Credo che il mio compagno possa accettare la sana pazzia.

mercoledì 6 ottobre 2010

Il dubbio

Avevo ricominciato a chiedermi se fosse un caso o un altro forte richiamo verso quella meta che, non so ancora come, era entrata a martellarmi nel cervello a distanza di 3 anni.
Potevo essere io a cercare continuamente il senso pur di sentirmi legata a qualcosa di Assoluto oppure poteva essere semplicemente un forte richiamo. Ancora una volta dovevo decidere da che parte stare. Avevo paura... ho ancora paura. Illusione o realtà?
Nonostante il dubbio avevo cominciato a cercare su google. Poi giù, a 4 portoni da casa c'era un'anziana donna che poteva indicarmi la via giusta per scoprire come arrivare alla meta, a quale agenzia chiedere.
La risposta la sapevo già. Forse alle ore 18.00 di questo stesso giorno dovrò recarmi nel Santuario. Lì avrò notizie certe. Adesso sono confusa; è un po' come alzarsi dal letto dopo lunghe giornate di febbre alta.
Eppure non riesco ad andare da sola. Mando un sms ad un'altra bimba come me che chiede di esserne informata. Attendo la sua risposta.
Nel frattempo dovrò procurami delle scarpe da trekking.

mercoledì 8 settembre 2010

Attendere, prego, stiamo lavorando per voi.

L'aria si faceva calda e pesante, soffocante quasi da lasciarmi senza conoscenza. E non mi restava che camminare a passi brevi e imprecisi, anche incontrollati. A dire il vero non sapevo dove recarmi perchè quelle strade non mi sembravano più familiari e non vedevo linee tratteggiate, nessun marciapiede. Era un po' come volare nel cielo ma senza possibilità di calcolare le traiettorie. Anche la bussola pareva disorientata. Segnava a nord ma non c'erano strade a delimitare i punti cardinali. Nella realtà intendo.
Non c'era altro a cui pensare. Era sempre uguale la formulazione della domanda. Sempre precisa e ripetitiva. Tornerà da me?
Tra lo sconforto e il sapore dell'assenza perpetua ritrovai la croce in legno. Ebbi solo forza per stringerla tra le mie mani sperando che quel pezzetto di legno potesse cntinuare a ripete: " Attendere prego, stiamo lavorando per voi".

venerdì 3 settembre 2010

L'uomo sconosciuto

Quello camminava a passo flemme, appesantito dai pensieri e forse anche dalla sua giacca sgualcita, pendente verso destra. Il rigonfiamento della tasca era davvero strano e mi chiedevo cosa potesse contenere a parte le chiavi di casa. Capelli chiari, barba incolta, sopracciglia spettinate. Chissà se anche l'andamento dei peli voleva dire qualcosa...
Lo seguivo con lo sguardo e provavo a camminare piano e in silenzio poggiando il piede esattamente nelle sue orme. Forse calzava 43 perchè il mio piede era più piccolo delle orme. Lo seguivo attentamente senza farmi vedere. Magari poteva solo avverire lo spostamento d'aria o magari l'odore della pelle ma non poteva vedermi davvero.
Lui camminava un po' di quà, un po' di là. Più camminava e più lo seguivo esattamente come le carrezze di un treno seguono il locomotore. Proprio così, uguale.
Forse stavo sbagliando eppure qualcosa mi diceva che dovevo continuare a seguirlo in silenzio... ancora per un po'.

domenica 29 agosto 2010

Il guanto grigio

Pensavo...
mi piacerebbe sentire che rumore fa la mia mano quando va giù in una pozzanghera di fango.
E poi la tiro fuori e guardo il mio nuovo guanto grigio.