domenica 25 aprile 2010

Il davanzale

Era curioso tutto. Restava lì a guardare il perimetro della sua mano sul vetro. Le ondeggiava fin giù scansando qualche piccola goccia di condensa. Poi avvicinava la sua bocca e respirava sù fino ad ombrare la parte di vetro. Contava i secondi in cui, piano, il vapore spariva lasciando solo una piccola traccia. Disegnava continuamente, sempre giochi di linee astratte.
Mentre la fronte posava sul vetro e sentiva il bagnato sulla pelle, batteva le unghie sul davanzale. Mignolo, anulare, medio, indice, pollice. Prima sinistro poi desto, insieme. Forse prima destro poi sinistro. Dipendeva dal punto che segnava il principio del suono. Se dovesse andar via, credo porterebbe nella sua valigia il davanzale di quella finestra.

venerdì 16 aprile 2010

La risalita

Quel caldo lo sentiva nelle ossa ed il fiato cominciava a farsi profondo, il battito cardiaco accelerato eppure qualcosa le diceva di alzare lo sguardo.
Lei era giù, nella strada ancora tortuosa e sentiva i granuli di terra tra le mani mentre cercava di rimettersi in piedi. Con la mano destra si levò dagli occhi le ciocche di capelli che cadevano inumiditi, mentre il suo sguardo era ancora fisso tra le sue scarpe sporche di terra bruciata.
Riempì i suoi polmoni fino a sentire l'ossigento raggiungere la sua testa e lo sguardo annebbiarsi. Solo allora alzò lo sguardo in avanti verso l'alto.
Non ebbe modo di capire quanta strada avesse ancora da percorrere. La luce era talmente forte da farle lacrimare gli occhi ma le bastò guardare quel punto di fuga per capire che quella sarebbe stata la sua strada.
Ricominciò il suo cammino annullando il tempo.

domenica 11 aprile 2010

Compagno di letto

Faceva fatica a scendere dal letto ma non per questo lasciava perdere. Con le mani si tirava un po' in avanti e, tipo gomitolo, si girava. Le maniche del pigiama le coprivano anche le mani. Puntava i piccoli piedi verso terra e, a tentoni, cercava di toccare stabilmente il pavimento. Appena trovato l'equilibrio si stiracchiava un po' con tutti i suoi capelli arruffati. Senza esitare, con gli occhi vispi, cercava intorno. Quel letto vuoto proprio non le andava giù!
Appena intravisti i fili di cotone grigi, correva dritta verso di lui. Non le importava del pavimento freddo, correva e basta, correva senza calzini. Prendeva pinocchio il burattino prima di riavviarsi verso il letto.
Prima lanciava il suo compagno e con un piede sul cassettone saliva poi sul letto. Accucciata sotto le coperte stringeva il suo giochino preferito e succhiandosi il pollice si addormentava.