mercoledì 8 settembre 2010

Attendere, prego, stiamo lavorando per voi.

L'aria si faceva calda e pesante, soffocante quasi da lasciarmi senza conoscenza. E non mi restava che camminare a passi brevi e imprecisi, anche incontrollati. A dire il vero non sapevo dove recarmi perchè quelle strade non mi sembravano più familiari e non vedevo linee tratteggiate, nessun marciapiede. Era un po' come volare nel cielo ma senza possibilità di calcolare le traiettorie. Anche la bussola pareva disorientata. Segnava a nord ma non c'erano strade a delimitare i punti cardinali. Nella realtà intendo.
Non c'era altro a cui pensare. Era sempre uguale la formulazione della domanda. Sempre precisa e ripetitiva. Tornerà da me?
Tra lo sconforto e il sapore dell'assenza perpetua ritrovai la croce in legno. Ebbi solo forza per stringerla tra le mie mani sperando che quel pezzetto di legno potesse cntinuare a ripete: " Attendere prego, stiamo lavorando per voi".

venerdì 3 settembre 2010

L'uomo sconosciuto

Quello camminava a passo flemme, appesantito dai pensieri e forse anche dalla sua giacca sgualcita, pendente verso destra. Il rigonfiamento della tasca era davvero strano e mi chiedevo cosa potesse contenere a parte le chiavi di casa. Capelli chiari, barba incolta, sopracciglia spettinate. Chissà se anche l'andamento dei peli voleva dire qualcosa...
Lo seguivo con lo sguardo e provavo a camminare piano e in silenzio poggiando il piede esattamente nelle sue orme. Forse calzava 43 perchè il mio piede era più piccolo delle orme. Lo seguivo attentamente senza farmi vedere. Magari poteva solo avverire lo spostamento d'aria o magari l'odore della pelle ma non poteva vedermi davvero.
Lui camminava un po' di quà, un po' di là. Più camminava e più lo seguivo esattamente come le carrezze di un treno seguono il locomotore. Proprio così, uguale.
Forse stavo sbagliando eppure qualcosa mi diceva che dovevo continuare a seguirlo in silenzio... ancora per un po'.