domenica 25 aprile 2010

Il davanzale

Era curioso tutto. Restava lì a guardare il perimetro della sua mano sul vetro. Le ondeggiava fin giù scansando qualche piccola goccia di condensa. Poi avvicinava la sua bocca e respirava sù fino ad ombrare la parte di vetro. Contava i secondi in cui, piano, il vapore spariva lasciando solo una piccola traccia. Disegnava continuamente, sempre giochi di linee astratte.
Mentre la fronte posava sul vetro e sentiva il bagnato sulla pelle, batteva le unghie sul davanzale. Mignolo, anulare, medio, indice, pollice. Prima sinistro poi desto, insieme. Forse prima destro poi sinistro. Dipendeva dal punto che segnava il principio del suono. Se dovesse andar via, credo porterebbe nella sua valigia il davanzale di quella finestra.